Etna e vino: cosa ho imparato viaggiando tra fuoco, contrade e sapori
- Veronica Nembrini

- 3 giu 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Guardare l’Etna per capirlo
L’Etna non è solo un vulcano.
È un ecosistema attivo, vivo, mutevole.Il mio primo contatto visivo è stato dall’alto: un paesaggio che cambia forma continuamente, con colate laviche visibili, crateri laterali
e fumi bianchi che ricordano che sotto quella montagna c’è energia pura.
🔍 Consiglio: se puoi, sorvolalo in elicottero o raggiungi i crateri sommitali con una guida autorizzata.
La partenza in elicottero è vicina al golf, se vuoi vederlo da terra parti da Rifugio Sapienza (Nicolosi) e prenota con una guida vulcanologica.
In quota sentirai freddo anche d’estate: portati una giacca leggera antivento.
Contrade e cru: l’Etna come la Borgogna
Una delle cose più affascinanti dell’Etna è la sua suddivisione in contrade. Sono piccole porzioni di territorio, riconosciute ufficialmente, che rappresentano il corrispettivo siciliano dei “cru” francesi.
Ogni contrada ha un’espressione diversa di Nerello Mascalese o Carricante, i vitigni simbolo.

Cambia il suolo (lava più giovane o più antica), l’altitudine (dai 400 agli 1100 m s.l.m.), l’esposizione.
🎯 Curiosità poco nota: il disciplinare Etna DOC permette di indicare in etichetta il nome della contrada solo se le uve provengono al 100% da lì.
🔍 Consiglio: visita almeno una cantina nella zona nord (Castiglione di Sicilia, Passopisciaro) e una nella zona est (Milo o Zafferana). Il confronto è sorprendente: più eleganti e verticali i vini del nord, più sapidi e salini quelli dell’est.

I vini dell’Etna: eleganza, freschezza e tensione
Il Nerello Mascalese è un vitigno nobile, spesso paragonato al Pinot Nero o al Nebbiolo per la sua finezza tannica. I migliori Etna Rosso sono longevi, complessi, vibranti.
Il Carricante, invece, regala Etna Bianco di grande mineralità e capacità di invecchiamento. Spesso viene vinificato da solo, soprattutto nella zona di Milo, l’unica autorizzata a produrre la versione “Superiore”.
🧪 Curiosità tecnica: i terreni dell’Etna sono così ricchi di microelementi (magnesio, potassio, ferro) che i vini ne assorbono le tracce, restituendo sfumature aromatiche uniche.
Il cibo: sapori netti, che raccontano il suolo
Le verdure dell’Etna mi hanno colpito più di ogni altra cosa.
Non solo per il sapore, ma per la struttura: melanzane compatte, zucchine dense, pomodori di una dolcezza minerale.
Piatti da provare:
Caponata etnea con mandorle e melanzane fritte
Pasta alla Norma con ricotta salata stagionata in grotta
Funghi dell’Etna (porcini e galletti, in stagione)
Formaggi di altura, come il Piacentinu ennese allo zafferano o pecorini affumicati

Dove dormire:
Taormina: perfetta se vuoi anche mare, bellezza, ristoranti con vista e un po’ di charme.
Castiglione di Sicilia: più autentica, immersa tra le vigne.
Milo: consigliata se vuoi scoprire gli Etna Bianco Superiore e dormire a stretto contatto con la natura.
Cosa fare (oltre al vino):
Passeggiata a Randazzo tra arte normanna e vigneti
Trekking al Monte Zoccolaro (vista sull’Etna senza salire ai crateri)
Visita alle Gole dell’Alcantara, canyon lavico con acqua gelida
Giornata relax a Taormina, tra il Teatro Greco, Isola Bella e un aperitivo al tramonto
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